Chiamaci al 0734 631864 o 337 633950 o manda una mail a info@tiralento.it
English   French

Alessandro Fantini, un campione di sfortuna

Alessandro Fantini, un campione di sfortuna
marzo 29, 2016 Giuliano Traini

Una corsa come tante. Una volata come tante. È il 3 maggio 1961 Alessandro Fantini si lancia rabbioso e potente, come sempre, sul rettilineo di Treviri, in fondo c’è lo striscione dell’arrivo e le miss da baciare come due giorni prima. Ma sulla linea del traguardo il corridore abruzzese non ci arriverà mai, cade pochi metri prima sbilanciato dall’urto del tedesco Hans Jarosiewicz. Batte violentemente la testa e perde conoscenza. Due giorni dopo perderà anche la vita. Un tragico destino che sembra segnato dal fato, gli amici ripensano al lunedì di Pasqua del 1947: sulla pista di Lanciano c’è una gara per ragazzi, non occorre la tessera basta la bici, Alessandro può finalmente correre, ma il sogno si infrange sulla terra insieme alla clavicola sinistra. Il brutale debutto non lo demoralizza, né si lascia intimidire dall’ostilità del padre, nelle avversità emerge la sua dote migliore, il carattere. Un carattere “roccioso” mimetizzato da un sorriso timido e dai modi gentili. Fantini è stato, insieme a Vito Taccone, il più forte e carismatico corridore abruzzese. Ma un atleta atipico per una regione abituata a forgiare, e amare, grimpeur: nella sua carta d’identità ciclistica, alla voce caratteristiche spicca la qualifica “velocista”. Irrompe nel mondo professionistico a ventitré anni con due vittorie di tappa al Giro d’Italia e una al Tour de France. Stesso bottino, arricchito da nove giorni in maglia rosa, l’anno successivo. Gli sportivi abruzzesi hanno trovato un idolo e un modo per riscattare, almeno moralmente, la vita grama di quegli anni. La loro terra, aspra e avara, li costringe ad emigrare alla ricerca di quel boom economico così lontano dalla Maiella. Anche Alessandro è costretto a riempire la valigia di cartone, ma lui emigra per fare il soldato e per correre. Brescia è la sua America. Fra una marcia e un turno di piantone trova una squadra, Sport Club Brescia, e una moglie, Maria Teresa. Il 1954 è l’anno decisivo, l’ultimo da dilettante. Fra i rivali più agguerriti c’è Aldo Moser, forte scalatore. Fantini tiene duro in salita ed è irresistibile in volata. Vince 17 corse fra cui una indicativa per i mondiali, ma la maglia azzurra gli viene preclusa. Il cittì Proietti non gradisce una personalità così forte, quella schiettezza che impedisce all’atleta abruzzese di subire in silenzio. Fra i due c’è un’acredine che risale ai campionati del mondo del ‘52, è l’anno della consacrazione nazionale di Fantini: in Abruzzo non ha più avversari, ma per verificare le sue reali capacità capisce che deve misurarsi con i corridori del nord, l’impatto è meno traumatico del previsto, conquista vittorie e maglia azzurra, a soli vent’anni. Alfredo Sivocci, vecchio rivale di Binda e Girardengo, ha il fiuto del talent scout e lo assolda nella sua Lygie in procinto di fondersi con l’Atala. Il debutto alla Cagliari-Sassari è degno della sua fama irruenta: corre sempre all’attacco e, inevitabilmente, cede nel finale, complice un guasto meccanico. Al Giro d’Italia conquista due tappe e il grande pubblico. Risulta subito simpatico, aggressivo in corsa e timido davanti al microfono, ha una forte inflessione dialettale e una sintassi approssimativa: per l’uomo medio scatta il processo di identificazione. È temprato alla sofferenza così, sotto la neve, nella mitica tappa del Bondone, al Giro 1956, è secondo a meno di otto minuti da Charly Gaul, terzo, staccatissimo, arriva Fiorenzo Magni. La fama lo avvolge e confonde. Annaspa confuso alla ricerca di un equilibrio. La fame atavica lo spinge a cercare contratti e traguardi ben remunerati. Si preoccupa più del portafoglio che del carnet. Il ’58 è l’anno nero, una stagione senza vittorie. Si permette perfino di nicchiare quando Binda gli offre la maglia tricolore per il Tour. Il commissario tecnico è più deciso e lo lascia a piedi. Il periodo nero sembra non avere fine: l’anno successivo inizia con una caduta in volata al Giro di Sardegna, batte la testa e viene ricoverato in stato di coma, ha una frattura dell’osso frontale. Ma la sua determinazione è più forte della sfortuna. Ritorna in sella e alla vittoria, anche se non sembra più avere la verve di un paio di anni prima. I giornali lo incalzano e lo danno per finito. Lui si incupisce e non si da per vinto. Cambia squadra alla ricerca di nuovi stimoli, va alla Gazzola diretta da Ferdy Kubler, ma non cambiano i risultati. Qualche piazzamento e qualche vittoria non bastano ad appagare la sua voglia di ribalta. È stato grande e vuole tornare ad esserlo. Non ci riuscirà, questa volta non per colpa sua.

alessandro-fantini-una-vita-per-il-ciclismo

Binda dà gli ultimi consigli a Fornara e Fantini al Tour de France

Chi è
Nove giorni in maglia rosa

Alessandro Fantini nasce il primo gennaio 1932 a Fossacesia, in provincia di Chieti. Inizia a gareggiare nel 1947. Fra i dilettanti vince 107 corse e partecipa al campionato del mondo in Lussemburgo nel 1952. Nel 1954, invece, viene escluso dalla nazionale azzurra fra mille polemiche. Nel 1955 viene ingaggiato dalla Lygie, diretta dal vecchio campione Alfredo Sivocci, che di lì a qualche settimana si abbina all’Atala. Indossa la maglia dell’Atala fino al ‘59, l’anno successivo passa alla Gazzola, diretto da Kubler. Nella sua breve carriera vince 16 corse fra le quali 7 tappe del Giro d’Italia e 2 del Tour de France. Indossa nove volte la maglia rosa. Il 3 maggio 1961 cade in volata al Giro di Germania, nella tappa Landau Treviri, riportando la frattura della base cranica. Muore due giorni dopo, alle ore 15, nell’ospedale della città tedesca.

Le vittorie
1955
4 vittorie:
2 tappe al Giro d’Italia (15° in classifica)
1 tappa al Tour de France
1 tappa Criterium delle Nazioni
1956
3 vittorie:
2 tappe al Giro d’Italia (6° in classifica)
1 tappa al Tour de France
Azzurro ai mondiali, si piazza 27°.
1957
4 vittorie:
2 tappe al Giro d’Italia (21° in classifica)
1 tappa al Tour de France
1 tappa Gran Premio Ciclomotoristico
1959
1 vittoria:
1 tappa al Giro d’Italia (19° in classifica)
1960
3 vittorie:
2 tappe al Giro di Germania
Milano Vignola
1961
1 vittoria:
1 tappa al Giro di Germania

 

Foto tratta dal libro Una vita per il ciclismo