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Americo Severini, il selvaggio del ciclocross

Americo Severini, il selvaggio del ciclocross
aprile 2, 2016 Giuliano Traini

“Scrivete delle mie vittorie su strada, non scrivete solo di ciclocross”, ammonisce Amerigo Severini quando ancora oggi si avvicina un cronista. Ha già superato gli 80 anni ma non ha perso il feeling con la bici, il suo vero amore, l’amore di tutta una vita. Americo non rinuncia ancora passeggia con i suoi cani per le vie di Barbara, il suo paese sulle colline del Verdicchio, dopo essere sceso di bici, dopo aver pranzato, dopo aver riposato e, magari, prima di fare un altro ampio giro in sella, nelle lunghe giornate primaverili o estive. E provate anche oggi a togliervi di ruota in pianura questo eterno scoiattolo. Americo è un sacerdote dello sport e della salute. Nella sua quotidianità, tutto è sacro, tutto è rito. Sveglia prima dell’alba. A letto prestissimo. Fosse stato un decimo di così negli anni ruggenti, o sarebbe salito dieci piani più in alto o non sarebbe stato quel personaggio, unico e irripetibile, che ancora oggi delizia i ciclofili.

“Micco”, “Selvaggio” o “Tetano” sono i soprannomi derivatigli dalla sua amabile e fantasiosa selvatichezza. Severino ha scritto una bella pagina della storia del ciclismo, di quello fuoristrada per l’esattezza. È stato uno dei più eclettici interpreti del ciclocross mondiale: una predisposizione innata e un amore nato lentamente faticando sull’asfalto.

Il suo debutto in gara avviene appena terminata la guerra, a quindici anni. Nel 1946 pedala rincorrendo le gesta di Bartali e Coppi. La prima vittoria a Jesi, nella terza gara disputata, in palio c’è anche il campionato regionale allievi. Più che una vittoria è un trionfo: gli avversari arrivano dopo cinque minuti. Comincia a credere di poter fare qualcosa di importante in sella alla sua bici. È esile e minuto, ma in salita si trasforma in un gigante. La Bologna-Raticosa è la classica per i giovani scalatori italiani, arrivare per primo in vetta equivale ad entrare nell’Olimpo dei grimpeur. La primavera nel 1951 indugia ad arrivare, il freddo gela i corridori e quando la strada si srotola sulle colline capita frequentemente che la pioggia si trasformi in neve. Ed è, puntualmente, quello che accade quando il gruppo lascia la pianura e si arrampica sui colli bolognesi, i corridori devono affrontare e domare salita, rivali e freddo. Americo, è piccolo ma tenace, quando la corsa è dura riesce a dare il meglio di se, le difficoltà sono le sue alleate più preziose. Arriva in cima con 40 secondi su Vecchi.

Il colpo non gli riesce tre anni dopo nella Milano-Ghisallo, mangia la polvere di Giannantonio Riccò e Aldo Moser ma non riesce a digerirla. Mastica amaro e si convince di non avere un grande futuro nelle gare su strada: dopo il servizio militare, assolto in fanteria, non è più riuscito a far girare le gambe come vorrebbe. Persa la confidenza con le salite “levigate”, Severini prova a pedalare in campagna e ad arrampicarsi per i fossi delle colline anconetane: il ciclocross diventa la sua nuova frontiera. Una disciplina che sembra plasmata per il suo carattere selvaggio. La strada imboccata è quella giusta. Il debutto fra i professionisti avviene nel 1955, come Indipendente. Il grande ciclismo impara a conoscere e riconoscere le sue doti di funambolo: l’agilità e la spregiudicatezza dell’equilibrista costituiscono una miscela esplosiva. Incrocia le armi a livello internazionale fino al 1967, quando, trentaseienne, decide di chiudere con l’attività agonistica. Troppo vecchio per una disciplina così faticosa e per un avversario più giovane che non riesce più a contrastare. Un avversario che si chiama Renato Longo, un autentico il fuoriclasse capace di vincere 5 mondiali e 12 titoli italiani. Mentre Severini il titolo mondiale lo ha sempre sfiorato: è salito quattro volte sul podio, ma mai sul gradino più alto: in cassaforte ha messo un argento (1956) e tre bronzi (‘55, ‘59, ‘65). È riuscito, però, a vincere tre maglie tricolori (1956, ‘61 e ‘63) impreziosite da ben cinque secondi posti (‘55, ‘60, ‘64, ‘65, ’66).