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Maglie “seta”

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Nella storia del ciclismo l’evoluzione tecnica ha coinvolto anche l’abbigliamento. In alcune specialità per fare la differenza basta un secondo e a regalarlo può essere il tessuto di una maglia. Soprattutto in pista. Così, negli anni ’50, qualche pistard prova a indossare una maglia di seta e vede che penetra meglio l’aria. L’inedito tessuto sembra scivolare rispetto alla lana. La sua diffusione è immediata, presto la adotteranno anche i cronoman su strada. Ma la seta è costosa e non tutti possono permettersela. L’avvento di nuovi materiali offre la soluzione: si adotta un economico tessuto sintetico capace di offrire prestazioni simili alla seta.
Nel guardaroba del ciclista è entrato un nuovo capo di abbigliamento. Negli anni ‘60 e ‘70 la maglia di seta – si continua a chiamarla così anche se è di un tessuto meno nobile – viene usata anche come maglia da “riposo”, indossata d’estate prima e dopo la gara.
La maglia di seta presentava un paio di caratteristiche essenziali: non mostrava grafiche particolari (era di un unico colore per evitare ulteriori cuciture) e quando aveva delle scritte erano limitate al nome della squadra riportato in piccoli caratteri sul petto, a sinistra, all’altezza del cuore. La maglia di seta aveva il colletto e i polsini in lana e in gara veniva indossata infilandola nei pantaloncini per evitare di farla svolazzare.
Nel nostro catalogo non poteva mancare questo singolare capo che, nel suo piccolo, ha segnato la storia dell’abbigliamento del ciclista.

È possibile personalizzare le maglie con una scritta ricamata esclusiva