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Da Milano a Sanremo per inseguire il sole e la gloria

Da Milano a Sanremo per inseguire il sole e la gloria
aprile 2, 2016 Giuliano Traini

La Milano Sanremo è storia, leggenda, avventura, emozione. Un mondo racchiuso in 300 chilometri percorsi tutti d’un fiato. Un grande pendolo posto fra l’inverno e la primavera, fra la bruma della grande pianura e il tepore dell’aria rivierasca. La corsa dei fiori è uno spartiacque fra tradizione e progresso, fra la voglia di guardarsi alle spalle e l’istinto del futuro. Milano è l’approdo dei muscoli ancora acerbi di tanti giovani atleti; Sanremo è la rampa di lancio delle speranze degli aspiranti campioni. In oltre novant’anni tanti corridori che si sono avviati nella penombra dell’alba padana avvolti dal totale anonimato per ritrovarsi, nel tramonto ponentino, illuminati dai flash e dall’entusiasmo dei tifosi.

Nella storia della Sanremo si riflette la storia del ciclismo italiano: le rivalità, i personaggi, gli intrighi, le grandi gesta atletiche. Ma il rigore della storia sconfina sovente nell’ampio e immaginifico mondo della leggenda, soprattutto ai tempi del ciclismo pionieristico. È il l4 aprile 1907, prima edizione di una gara ritenuta impossibile per dei ciclisti, visto il naufragio della competizione automobilistica dell’anno precedente quando, al traguardo, giunsero solo tre vetture, aiutate più dalle vigorose spinte degli equipaggi che da quelle dei motori. In vista di Sanremo Gerbi viene alle mani col francese Garrigou, è l’unico modo per fermarlo e far vincere il suo compagno di squadra Petit Breton. Il diavolo rosso non ha certo la vocazione del gregario e tantomeno uno spirito altruistico, allora perché tanto ardore nel rinunciare a una vittoria e al relativo guadagno? La spiegazione è semplicemente: i dirigenti della Bianchi gli hanno promesso un premio vittoria di 2 lire e 50 centesimi a chilometro, pochissimo rispetto alle 15 lire concordate col francese: non ci vuole molto a fare due conti e convincere Petit Breton a dividere con lui il premio in cambio di aiuto. A quei tempi era più appagante il risultato economico, non certo quello agonistico.

Tre anni dopo una bufera di neve investe la corsa sul Turchino, i corridori si rintanano nelle poche case disseminate sul percorso accovacciandosi accanto al fuoco, quasi nessuno ha il coraggio di uscire e riaffrontare la tormenta. Al traguardo giungono solo quattro atleti: la vittoria è del francese Christophe ripartito dopo aver indossato un paio di pantaloni di fustagno e aver bevuto mezzo litro di barbera. La media, 23 chilometri orari.

Negli anni ruggenti il ciclismo rappresenta l’occasione per un riscatto sociale, il tramite per raggiungere un benessere altrimenti negato. Ma il successo arride a pochi, tutti gli altri devono accontentarsi di raggranellare quanto più possibile, i traguardi volanti sono ambiti e contesi con la stessa foga del traguardo finale. Nel ’27 il toscano Pietro Chesi, in fuga solitaria, viene spronato da un gruppo di tifosi che lo seguono in auto con promesse di denaro: se riesce a resistere fino ad Arenzano la cifra è di 300 |ire, a Savona 500, a Loano 1000, preso dalla foga e “dall’avidità” Chesi arriva o Sanremo con 9 minuti su Binda. Un boccone amaro per il campione di Cittiglio che, nove anni dopo, su quelle stesse strade corre fratturandosi un femore. È il malinconico addio di un campione ormai appagato.

Passo del Turchino

Passo del Turchino

Lo sport e le scommesse non sono prerogativa dei nostri tempi. Già nel ’38 si può punture sul vincitore della Sanremo: è attivo, infatti, un totalizzatore con gioco unico di 5 lire. Vince Giuseppe Olmo, chi ha puntato su di lui incassa 37 lire e 50 centesimi. L’arrivo della guerra pone fine all’esperimento. Ed è la prima Sanremo del dopoguerra a creare il mito dell’uomo solo al comando: Fausto Coppi si impone con una fuga nata praticamente alle porle di Milano, dapprima con sei compagni di avventura, poi una lunga cavalcata solitaria negli ultimi 150 chilometri. Al traguardo giunge con un quarto d’oro su Tesseire. Una vittoria sorprendente alla quale Bartali, l’eterno rivale, ribatte qualche anno dopo con un successo ancora più clamoroso: in una volata flagellata dal vento brucia tutti gli sprinter fra i quali il belga Van Steenbergen. Sul rettilineo d’arrivo Gino procede spedito sulla sinistra della carreggiata, ben riparato dal vento, mentre il resto del gruppo avanza lentamente sulla destra. A pochi metri dalla linea si butta al centro della strada, giusto in tempo per mostrare la ruota posteriore agli avversari.

Van Steenbergen si prende una inconsapevole rivincita quattro anni dopo: in via Roma si presenta il gruppo compatto, il belga vince facilmente la volata, poi, dopo aver tagliato il traguardo si allontana per raggiungere l’albergo. Lo rincorre una miss con un mazzo di fiori e lui contessa candidamente di aver sprintato per il piazzamento. Non si è accorto della Fuga rintuzzata a pochi chilometri dal traguardo.

Le storie della corsa si fondono con quelle dei personaggi, alcuni indissolubilmente legati alla classicissima di primavera. Il toscano Loretto Petrucci è velocissimo e sul traguardo di Sanremo coglie una sorprendente doppietta agli inizi degli anni cinquanta. E’ giovane e ambizioso, i panni di gregario gli vanno stretti. Un capitano come Coppi, poi, oscura chiunque. Decide di mettersi in proprio, butta via la casacca della Bianchi e una promettente carriera che rimarrà per sempre legata a quelle due Sanremo e al digiuno italiano durato sedici anni. A rompere l’incantesimo nel ’70 arriva un singhiozzante Michele Dancelli. Una vittoria che vale una carriera.

Sul traguardo di Sanremo anche Tano Belloni riesce a infrangere il mito che lo vuole eterno secondo. Vince per ben due volte, la prima addirittura davanti all’uomo che lo ha condannato alla fama di piazzato: Costante Girardengo. E se c’è un uomo che ha legato il proprio nome alla corsa dei fiori è senza dubbio l’omino di Novi Ligure. Un legame ancor più stretto di quello allacciato da Eddy Merckx, recordman della gara con sette successi. Per Girardengo la Sanremo è una gara speciale, si disputa sulle sue strade, tra la sua gente. Vince sei volte, una vittoria gli viene tolta per aver tagliato il percorso di 200 metri (!) a causa di una errata segnalazione e ininfluente ai fini del risultato della gara: è il dispiacere più grande di tutta la carriera. ln tre occasioni è secondo, due volte terzo. La ‘storia recente della corsa racconta dei successi dei campioni più amati del ciclismo nostrano: Gimondi, Saronni, Moser, Bugno, Chiappucci e Fondriest. Solo Moreno Argentin ha mancato l’appuntamento. La discesa del Poggio, affrontata con eccessiva prudenza, gli ha fatto perdere quel vantaggio, più che rassicurante, accumulato in salita.

Dal ciclismo pionieristico allo sport ipertecnologicizzato di oggi lo spirito della corsa resta sempre quell’inesprimibile desiderio di misurarsi con qualcosa di più grande di sé stessi.

La classicissima di primavera non ha più il compito di aprire la stagione come avveniva fino a qualche decina di anni fa quando il Turchino, prima, e i capi, poi, esprimevano il severo giudizio sull’inverno dei corridori e offrivano auspici per il resto della stagione. Nel folle calendario del Duemila la Sanremo chiude il primo capitolo agonistico e per molti, dopo quasi due mesi di gare, è già tempo di bilanci.

Oggi la Milano Sanremo ha l’aspetto di quelle vecchie dive che, incalzate dagli anni e dalla sfrontatezza di decine di starlette, mantengono inalterato il loro fascino e l’incanto dei fans. ll suo magnetismo resta intatto nel tempo. Con quel percorso sempre uguale, mutato appena dalle esigenze di creare quel po’ di selezione venuta meno con la levigatura delle strade.

Così facile eppure così difficile da vincere. Sulla carta è aperta a tutti ma al traguardo la conta si restringe a pochi. Il segreto del suo fascino forse consiste proprio nel suo lasciarsi accarezzare dai sogni di gloria di tutti i corridori che, di buon’ora, si incolonnano per le lunghe strade milanesi zigzagando fra le rotaie del tram. Debuttanti e campioni ripercorrono mentalmente il tracciato sognando uno scatto irresistibile o una fuga bidone. l sogni li accompagneranno fino ai piedi del Poggio, ad un sospiro da Sanremo. Su quello scoglio arcigno la realtà ricolloca ogni pedina al suo posto.