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Ercole Baldini, un fuoriclasse troppo precoce

Ercole Baldini, un fuoriclasse troppo precoce
marzo 29, 2016 Giuliano Traini

 

C’era una volta un treno che arrivava sempre in anticipo. Quel “Treno di Forlì” aveva anche un nome: Ercole Baldini. Un corridore precoce in tutto tranne che nella vocazione. Il suo battesimo agonistico arriva, infatti, alla veneranda età di diciassette anni e mezzo, nel 1950, appena tre corse tanto per capire se può essere un’alternativa ai libri per guadagnarsi il futuro. Il debutto è incoraggiante ma la vera risposta arriva pochi mesi dopo, con una sfilza di vittorie e piazzamenti: 6 primi, 3 secondi e 4 terzi posti, fra questi il bronzo al campionato italiano. A questo punto Ercole non ha più dubbi, accantona i libri di chimica e inizia a studiare da corridore.
La precocità è il filo rosso della carriera di Baldini. Batte il record dell’ora a 23 anni, quando è ancora dilettante. Meno di tre mesi dopo vince la gara in linea Olimpica a Melbourne, in Australia. Come contorno ci infila il titolo italiano e quello mondiale dell’inseguimento su pista. L’anno successivo, il 1957, debutta al professionismo lasciando stupefatti i tecnici, vince, fra l’altro, il Gran Premio di Lugano a Cronometro, precedendo Aldo Moser e Coppi, e il campionato italiano in 5 prove, oltre a conquistare il terzo posto al Giro d’Italia. La sua popolarità si impenna e non si accontenta più di essere considerato un semplice passista, nel ’58 indossa la maglia rosa a Milano, ancora quella tricolore a Prato e quella iridata a Reims. Ha solo 25 anni ed ha già vinto più di quanto qualsiasi corridore potrebbe sognare per una carriera.
In tre anni, dei quali solo due da professionista, è diventato il corridore italiano più famoso dopo Fausto Coppi, il suo erede naturale. È ancora giovanissimo e i campioni nostrani hanno abituato i tifosi alla longevità atletica. Ma per Baldini il futuro è già alle spalle. Vince ancora qualche corsa, nel ’59 è pure sesto al Tour de France, con una vittoria di tappa, ma è il suo colpo di coda. Non riesce più a ritrovare la concentrazione e un colpo di pedale accettabile. Il suo declino è rapido quanto incredibile, in poco tempo diventa la controfigura di se stesso, ingrassa e scompare nelle retrovie del gruppo. Ogni tanto ha qualche sussulto, la classe è sempre sopraffina, e taglia per primo il traguardo ridestando le speranze dei tifosi. L’illusione dura sempre meno: i risultati non sono certo all’altezza delle aspettative e della potenzialità che il campione ha espresso nei primi anni. Alla fine del 1964 decide di abbandonare l’attività agonistica, ha solo 31 anni ed è professionista da appena otto. È una vera meteora nel firmamento ciclistico, intensissima e fugace. Seduce gli appassionati alla ricerca di un nuovo campione da osannare e li abbandona subito dopo.
La sua carriera è quasi paradossale, come quando passa al professionismo con la Legnano dopo che ha tanto amato la Bianchi, la sua prima agognata bicicletta, comprata dal padre appassionato di ciclismo nonostante la bocciatura a scuola. Oppure come quando frantuma i record e conquista traguardi importanti a dispetto di un carattere mite e altruista. Un paradosso è anche l’amicizia che lo lega a tutti i suoi rivali, Anquetil in particolare, il francese è spesso ospite in casa sua.
Baldini è un gigante buono, introverso ma sempre disponibile verso gli altri. Rispetta i colleghi ed è ricambiato anche quando non è che l’ombra del grande corridore di un tempo. Continua a pedalare cercando di capire cosa non va, perché non riesce più ad esprimersi ad alti livelli. Cerca una risposta anche una volta appesa la bici al chiodo, ora l’interrogativo è pure appesantito dal rammarico per quello che avrebbe potuto fare o evitare. Forse un’alimentazione più attenta o degli allenamenti personalizzati, aspetti che, visti alla luce dei tanti progressi scientifici a disposizione dei corridori del nuovo millennio, non possono fare altro che accrescere il rimpianto per quello che avrebbe potuto essere ancora.
C’è un intervento chirurgico all’inizio del ’59, alla vigilia del Giro della Sardegna, è lo spartiacque della sua carriera ciclistica. Una semplice appendicectomia, un’operazione ben riuscita dopo la quale il corridore sembra cambiato. È una semplice coincidenza ma semina altri interrogativi in quanti non riescono a spiegare uno dei più grandi misteri del ciclismo italiano.

Chi è
Un passista grande anche in salita

Ercole Baldini è nato a Villanova, in provincia di Forlì, il 26 gennaio 1933. Alto 1,80 per un peso forma di 78-80 chili. Forte passista, capace di grandi performance anche in salita. Ha iniziato a gareggiare nel 1950, una prima corsa, vinta, riservata ai ragazzi non tesserati e subito dopo con la maglia della Scat Forlì nella categoria allievi. Nel 1952 passa dilettante con la Baracca Lugo, vince una corsa e si piazza 5° e 6° in due preolimpiche. L’anno successivo è alla Nicolò Biondo di Carpi, in seguito ad una caduta si frattura la clavicola ma riesce comunque a vincere 3 gare. L’anno successivo vince appena 2 corse ma batte il record dell’ora dilettanti e quello assoluto sui 20 chilometri. Due sole vittorie anche nel 1955 prima di passare alla Giberti Borelli sempre di Carpi, il ’56 è il suo anno d’oro: vince 14 corse, oltre all’olimpiade.
Appena smessa l’attività ciclistica ha iniziato l’attività di rappresentante di ceramiche faentine.

Le vittorie: Tre anni “ingordi”
Ecco le squadre e le principali vittorie di Baldini, delle 37 ottenute da professionista:
1956
Dilettante
Record assoluto dell’ora, alla media di 46,393 batte il primato di Anquetil. Olimpiadi, medaglia d’oro nella prova su strada a Melbourne. Campione italiano e mondiale dell’inseguimento su pista.
1957
Legnano
6 vittorie: Campionato italiano, Giro di Romagna, Giro del Lazio, Gran Premio Campari a Lugano (crono), Trofeo Baracchi (crono con Coppi) e una tappa al Giro d’Italia dove è terzo.
1958
Legnano
15 vittorie: Campionato del mondo, Giro d’Italia con 4 tappe, Campionato italiano, Trofeo Matteotti, Trofeo Baracchi (crono con Moser), Gp Universal (Castrocaro).
1959
Ignis
5 vittorie: Giro dell’Emilia, Trofeo Baracchi (crono con Moser), Trofeo Universal (crono), tappa del Tour de France e Gp Faema. È sesto al Tour.
1960
Ignis
1 vittoria: Gp delle Nazioni (crono).
1961
3 vittorie: Milano-Mantova, Trofeo Baracchi (crono con ).
1962
Ignis
2 vittorie: Trofeo Universal (crono). È settimo al Giro e ottavo al Tour.
1963
Cynar
5 vittorie: Coppa Placci, Giro Prov. Reggio Calabria, Trofeo Cougnet.
1964
Salvarani
Nessuna vittoria.

 

Foto tratta dal libro La storia di Ercole Baldini, il treno di Forlì
Ercole Baldini con Riviere e Coppi da Mike Bongiorno a “Lascia o raddoppia?”